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La Storia dell'Elettrocardiografo

La Nascita e le Evoluzioni dell'Elettrocardiografo

Successivamente alla scoperta nel XIX secolo che il battito cardiaco era in grado di generare elettricità, venne subito ideato un nuovo metodo di approccio, che implicava ovviamente il sistema elettrico.

Nel 1897 infatti il tedesco Augustus Waller inventò il primo elettrocardiografo che venne utilizzato per la prima volta nel Regno Unito, e più precisamente nei dintorni di Londra, al St Mary's Hospital a Paddington.

Questo strumento venne poi perfezionato qualche anno dopo da Willem Einthoven, un fisiologo olandese, che decise di utilizzare un galvanometro arricchito da numerosi elettrodi che sarebbe dovuti essere posizionati sulle parti del corpo interessate, egli inoltre assegnò le lettere P, Q, R, S e T, tuttora utilizzate, alle varie onde che avrebbero poi tracciato l'attività cardiaca e le eventuali anomalie cardiovascolari. Questa importantissima scoperta medica lo rese vincitore del Premio Nobel per la medicina nel 1924.

I primi esemplari di elettrocardiografo erano senza dubbio piuttosto ingombranti, così come erano rudimentali le prima registrazioni, lo sviluppo in ambito medico e tecnologico ha però compiuto importanti evoluzioni, rendendo tale apparecchio sempre più efficiente e preciso, oltre che piccolo e leggero, tanto che attualmente è possibile acquistarne modelli tascabili, in grado di essere trasportati in una borsa.